
(di Marina Grattapaglia)
Vorrei ricordare qui le mie peregrinazioni in 40 anni nel CSI: ho lavorato praticamente sempre nello stesso ambito (cartografia, dati territoriali e sistemi informativi geografici), ma ho cambiato molti uffici, in tutti i piani e i lati dell'edificio...mi manca solo la mansarda! Agli spostamenti interni poi si sono aggiunti anche due trasferimenti (andata e ritorno), nelle sedi distaccate di corso Unione Sovietica 612 (la cosiddetta "Carello") e in corso Tazzoli. Spero di non annoiare troppo, certo 40 anni son tanti... (e l'Odissea originale si svolgeva in soli 10 anni!). Per questo ho suddiviso il tutto in tre "capitoli", perché sembri più corto e digeribile!
- Su e giù per le antiche scale
Iniziai a frequentare il CSI come studentessa di informatica, nel 1978, quando ancora non c'erano nemmeno i pavimenti al pianterreno, quindi eravamo tutti nello scantinato... L'anno dopo, come "borsista", cominciai a entrare negli uffici al pianterreno, i grandi saloni un tempo camerate dell'ospizio... arredati con armadi e scrivanie grige Olivetti. Ero stata inserita nel piccolo "gruppo grafica" (tre persone!) che sperimentava, con un plotter a penna, una prima rudimentale cartografia di dati territoriali di base, acquisiti da due consulenti su un Olivetti M24... a volte si faceva tardi e ricordo che ero impressionata dalle alte volte bianche e i finestroni che si stagliavano nel buio...
Nel 1980 fui assunta, rimasi per qualche tempo al pianterreno, in uno degli uffici lato sud, verso il fondo, da cui riuscivo addirittura a intravedere casa mia! Il gruppo grafica si allargò con altri colleghi e dispositivi tecnologici (a quel tempo tutti piuttosto ingombranti) e oltre al salone occupammo locali e corridoi adiacenti e persino un antibagno! Ad un certo punto, presumo perchè ristrutturati e predisposti anche gli uffici sopra, traslocammo, armi e bagagli, suddivisi in più saloni al primo piano, raggiungibili salendo per il grande scalone monumentale rimasto tuttora inalterato dai tempi dell'ospizio. Ampi spazi in larghezza e altezza (praticamente il doppio dei piani moderni) ma ogni postazione era separata dalle altre da pannelli, per ciascuno una scrivania e un armadio, la sedia, un terminale e uno spazio ben delimitato. Molto ambiti erano i posti dotati di finestra, ma erano solo due per ufficio. A me toccò un posto senza, così, per conforto, appesi una foto di un bosco autunnale inserita in un facsimile di finestra in cartone...Rimasi lì alcuni anni e... ma basta parlare di me, per non tediare cambio punto di vista, riportando le confidenze di una cara amica che ha passato tanti anni con me al CSI e mi ha seguito nella maggior parte degli spostamenti... Avrebbe tutti i requisiti per entrare nei senior, peccato che l'abbia persa di vista, proprio con l'ultimo trasloco, quando ci siamo salutate e mi ha appunto rivelato i suoi ricordi.- In pianta stabile ... anzi no Pianta (in)stabile
Cara Marina, mi spiace tanto di non poter venire con te anche questa volta, dopo tanti anni insieme su e giù, di qua e di là in questo Centro Spostamenti Infiniti... sai che io sono molto sensibile ai trasferimenti, e quindi ho ricordi molto vivi dei luoghi che abbiamo condiviso.
Ricordo bene quando, ancora molto piccola, fui affidata a te che mi ospitasti nel tuo "loculo", come lo chiamavi: non avevi una finestra, solo uno stupido disegno che la scimmiottava; per mia fortuna però la luce vera arrivava dai grandi finestroni molto alti e cominciai ad allungarmi per godermela. L'ambiente era nel complesso ampio e gradevole anche se ogni tanto si sentiva odore di sigaro toscano, che ti infastidiva molto, ricordi?
Dopo qualche tempo però il nostro gruppetto (tu con le tue ingombranti masserizie e alcune altre piantine) traslocò, insieme a tanti altri. Meglio, perchè ogni tanto lì cadeva dal soffitto una sostanza bianca, secca che purtroppo non era pioggia, ma intonaco.
Non saprei dire di preciso quando e perché (anche perché più che i fatti ricordo le sensazioni), ma ogni tanto ci spostavano (sempre insieme, tu o altri mi portavate su carrelli o sedie con le ruote...) da una parte all'altra dell'edificio, in posti più o meno luminosi, caldi o freddi, silenziosi o rumorosi... Il miglior posto fu un salone al secondo piano, lato nord, spettacolare panorama sui monti, luce perfetta per me e le altre,con cui ormai formavamo davvero una bella compagnia, lussureggiante e rigogliosa! In particolare ricordo un papiro che cresceva a vista d'occhio, bellissimo. Anch'io, con quei finestroni luminosi e le tue innaffiature regolari mi sono fatta bella alta e stavo proprio bene!
A un certo punto, non so perché, finimmo tutti nel seminterrato, "lato comune", dicevano, per fortuna io ero presso una finestra e prendevo luce e sole lo stesso, però senza vista panoramica!
Poi iniziò un periodo critico: io non me ne accorsi ma nei paraggi pare girassero molti gatti con i loro minuscoli ospiti sgraditi agli umani. Così arrivarono quantità di scatoloni e ceste (quelle di plastica bianche, del panettiere, sempre presenti ad ogni trasloco), con un tizio che girava col metro e misurava e mi guardava male (sembrava il becchino dei film western che prende la misura per le casse!). Un brutto giorno fui caricata su un furgoncino e portata in periferia, in un palazzo nuovissimo, soffitti bassi, niente finestroni, pareti blu, spazi angusti, in un angolo presso una finestra stretta con poca luce da cui si vedevano capannoni, edifici moderni e tralicci dell'alta tensione... Io reagii abbastanza bene al trauma, ma nella nostra compagnia verde qualcuno patì, compreso il mio amico papiro, che cominciò lentamente a deperire.
Dopo poco più di un anno, altro spostamento con ritorno al vecchio amato edificio dai grandi finestroni bianchi. Ma in un posto caldo e rumoroso, c'erano armadi che emettevano un continuo ronzio... e poca luce. Breve spostamento dall'altro lato, e poi ... di nuovo il tizio col metro, scatoloni e ceste in quantità e tanti a guardarmi (ormai dal basso all'alto, perchè ero cresciutella) con preoccupazione, te compresa, Marina. Sentii mormorare da qualcuno: "qui ci vuole un trasporto speciale..." E infatti ecco che fui presa e messa in un furgone tipo quello per i cavalli, in compagnia di un'altra pianta mai vista prima, molto diversa da me, tanto io ero alta e snella, tanto quella era bassa e larga... Fu un incontro brevissimo, arrivate a destinazione non la vidi più. Fui sistemata, col gruppetto familiare (tutte le altre piante più piccole, tu e il tuo armamentario di oggetti vari) davanti ad una bella finestra larga che occupava tutta la parete del nuovo ufficio, con vista su alberi e un prato dove qualche volta correvano leprotti... e in lontananza una serie di grandi palazzi. Piacevole, anche se il soffitto non era tanto alto e quasi lo raggiungevo... Dopo qualche anno altro spostamento, stesso edificio ma dall'altra parte, a sud, caldissimo e con gli odori della cucina sottostante... dove sono tuttora. Ormai tocco il soffitto di questo posto che, da qualche giorno sento più silenzioso e tranquillo... come se intorno a noi pian piano si facesse il vuoto... e girano di nuovo tanti scatoloni che tutti si affannano a riempire di ogni cosa e chiudere con lo scotch da pacchi... Qualche giorno fa poi è venuto un tale e mi ha guardato a lungo dal basso in alto consigliandoti una operazione che a noi spilungone fanno spesso... non so con che esito, non avendola mai provata... ma tu non hai voluto, temendo di farmi male. E allora non potrò venire con te, sono troppo alta, dovrò rimanere qui... Speriamo di trovare ancora chi si prenda cura di me, come hai fatto tu in questi lunghi anni!- Tutti insieme appassionatamente
Sono di nuovo Marina che, lasciata con molto rammarico la povera dracena in corso Tazzoli, nel 2013 rientrai nella sede centrale.
Per me quello fu l'ultimo trasloco, in un ufficio al pianterreno da cui non mi sarei più mossa, fino alla pensione. Contenta, perché più vicina a casa e insieme a tutti i colleghi, prima sparsi nelle varie sedi. Un po' frastornata dai cambiamenti interni che l'edificio aveva avuto negli anni della mia assenza: oltre a modifiche nel corpo centrale, con i soppalchi tutti ristrutturati, c'erano stati molti cambiamenti del "lato comune" a cominciare dal seminterrato bonificato di gatti e loro ospiti e completamente rinnovato e irriconoscibile, fino ai piani superiori (dove spesso mi sono persa confusa dalla diversa numerazione dei piani!); e infine l'allestimento di nuovi spazi e uffici nella mansarda un tempo non accessibile.La mia odissea negli spazi Csi termina qui: spero di non aver troppo annoiato con questi piccoli ricordi dei luoghi lavorativi che, naturalmente, si intrecciano con quelli ben più importanti legati al lavoro svolto, agli avvenimenti, alle persone conosciute in questi 40 anni al Csi. E se qualcuno, leggendo, si è ritrovato in qualche momento dell'odissea e ha voglia di condividere i suoi ricordi personali... si faccia avanti!